Louise Brooks

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Louise Brooks (1927)

Louise Brooks, nata Mary Louise Brooks (Cherryvale, 14 novembre 1906Rochester, 8 agosto 1985), è stata una ballerina, showgirl e attrice statunitense del cinema muto. Nell'ultima parte della sua vita ha svolto anche attività di scrittrice e critica cinematografica.

Biografia

Nata in provincia e figlia di un avvocato, studiò alla scuola di ballo Denishawn con i pionieri della danza moderna Martha Graham e Ted Shawn. Dissidi di carattere personale tra la Brooks e la fondatrice Ruth St. Denis causarono il licenziamento di Louise dalla compagnia nel 1924. St. Denis la licenziò davanti agli altri membri della troupe dicendole: «Ti mando via dalla compagnia perché tu vuoi la vita servita su un piatto d'argento».[1] Grazie all'amica Barbara Bennett (sorella di Constance e Joan), trovò immediatamente un'altra scrittura come ragazza del coro nel musical Scandals di George White, finendo poi per debuttare come ballerina a Broadway nel 1925 con le Ziegfeld Follies.

Louise Brooks alle scuole superiori (1922)
La canarina assassinata con Gustav von Seyffertitz (1929)

All'età di nove anni un vicino abusò sessualmente di lei. L'episodio ebbe conseguenze cruciali sulla vita e carriera future della Brooks, portandola a confessare negli anni seguenti di essere incapace di provare sentimenti di vero amore, e che la violenza subita aveva avuto molto a che fare con la formazione del suo atteggiamento verso il sesso: «Per me, gli uomini carini, gentili, non sono abbastanza – deve sempre esserci un elemento di dominazione nel rapporto».[2] Quando la Brooks raccontò alla madre dell'incidente, molti anni dopo, ella le disse che probabilmente la violenza era stata colpa sua, in quanto "aveva provocato l'uomo".[3]

Come risultato del suo lavoro nelle Follies, attira l'attenzione del produttore della Paramount Pictures Walter Wanger, che le fa firmare un contratto di cinque anni con lo studio nel 1925. Negli Stati Uniti, lavora per il cinema con Howard Hawks nel 1928 in Capitan Barbablù e in Francia nel 1930 in Miss Europa di Augusto Genina.

Di temperamento chiuso e per certi versi difficile, Louise Brooks esprime al meglio la sua vocazione artistica in Germania grazie al regista Georg Wilhelm Pabst, che le affida due personaggi dotati di carisma sensuale: una giovane libera e disinibita, costretta da circostanze avverse a diventare una prostituta, in Il vaso di Pandora (1929) e nel Diario di una donna perduta (1929). L'interpretazione di questi film, ispirati dalla "tragedia mostruosa" di Wedekind (composta da Lo spirito della Terra e Il vaso di Pandora), la rese l'incarnazione moderna del mito della donna fatale: sensuale, provocante, amorale e pericolosa, ma allo stesso tempo infantile, innocente e pura. Il personaggio di Lulù de Il vaso di Pandora cominciò a far presa sull'immaginario collettivo.

Dopo la parentesi all'estero rientrò in patria e, per guadagnarsi da vivere, iniziò a frequentare i night club dove lavorava come ballerina, recitò in film western minori, lavorò per un periodo in radio e infine fu commessa del grande magazzino Macy's. Dopo la riscoperta dei suoi film di muto in Europa avvenuta tardivamente, scoprì di avere una vena letteraria e iniziò a collaborare a riviste cinematografiche, raccogliendo in un libro, Lulù in Hollywood, i suoi saggi sul cinema muto. Riguardo al suo amore per la letteratura, era solita dire che la sua passione per i libri l'aveva resa l'idiota più erudita del mondo.

Morì nel 1985, sola e dimenticata, per un attacco di cuore.

Carriera cinematografica in America

Louise Brooks e Gregory Kelly in The Show Off (1926)

Louise Brooks debuttò sulla schermo nel 1925 nel film The Street of Forgotten Men, in un ruolo non accreditato. Ben presto, tuttavia, si guadagnò il ruolo di protagonista in svariate commedie leggere dell'epoca, recitando con, tra gli altri, Adolphe Menjou e W. C. Fields. Divenne nota in Europa per il suo ruolo da "vamp" nel film Capitan Barbablù (A Girl in Every Port), diretto da Howard Hawks nel 1928.[4]

In questo periodo della sua vita, divenne ricca e famosa, iniziando a frequentare abitualmente il miliardario William Randolph Hearst, e diventando amica intima di altre star di Hollywood come Charlie Chaplin (con il quale ebbe anche una fugace relazione). Il suo caratteristico taglio di capelli a caschetto fece epoca e stabilì una moda; molte donne iniziarono a portare i capelli come lei, inclusa l'attrice Colleen Moore.[5] Poco tempo dopo aver recitato nel film Beggars of Life, Louise Brooks, stufa dell'ambiente di Hollywood, rescisse il contratto con la Paramount, per trasferirsi in Europa a lavorare con il regista austriaco Georg Wilhelm Pabst, importante figura del cinema espressionista.

La Paramount cercò di convincere l'attrice, dato l'avvento del sonoro al cinema, a doppiare se stessa nel film La canarina assassinata (The Canary Murder Case) (1929), ma ella rifiutò categoricamente, venendo irrimediabilmente messa sulla lista nera dalla compagnia cinematografica, cosa che le avrebbe creato non pochi problemi nel caso avesse voluto tornare a recitare a Hollywood. L'attrice Margaret Livingston venne quindi assunta per doppiare la Brooks nel film,[6] e lo studio giustificò il tutto dichiarando che la vera voce della Brooks non era adatta ai film sonori.

Carriera cinematografica in Europa

Giunta in Germania, nel 1929 recitò nel film muto Il vaso di Pandora (Die Büchse der Pandora), con la regia di Georg Wilhelm Pabst. La pellicola, basata sulle piece teatrali Lo spirito della Terra e Il vaso di Pandora di Frank Wedekind, vede la Brooks interpretare il ruolo della protagonista, Lulù. Questo film si rivelò opera importante per il tratteggio di moderni atteggiamenti sessuali, inclusa una delle primissime rappresentazioni al cinema di una lesbica.[7] Successivamente Louise recitò nel controverso dramma sociale Diario di una donna perduta (1929), tratto dal romanzo di Margarete Böhme e diretto anch'esso da Pabst, e in Miss Europa (Prix de Beauté) (1930) del regista italiano Augusto Genina. Tutti questi film furono pesantemente censurati, considerati scioccanti per l'epoca a causa della loro rappresentazione "adulta" di tematiche quali la sessualità e la satira sociale.

Carriera successiva

Quando tornò negli Stati Uniti a Hollywood nel 1931, entrò nel cast di due produzioni mainstream: God's Gift to Women (1931) e It Pays to Advertise (1931). Le sue performance d'attrice in questi film furono però ampiamente ignorate, ed i ruoli a lei offerti iniziarono a scarseggiare.

Nonostante ciò, William Wellman, che l'aveva già diretta in Beggars of Life, le offrì il ruolo principale nel suo nuovo film, Nemico pubblico con James Cagney. Tuttavia, la Brooks rifiutò la parte per andare a trovare a New York il suo amante dell'epoca, George Preston Marshall,[8] e il ruolo andò a Jean Harlow, che conquistò il successo proprio grazie ad esso. Secondo il biografo ufficiale della Brooks, Barry Paris, "rifiutare la parte in Nemico pubblico sancì la vera fine della carriera d'attrice di Louise Brooks".[9] La Brooks girò ancora un altro film prima di ritirarsi, una commedia breve intitolata Windy Riley Goes Hollywood (1931), diretta dal "rinnegato" di Hollywood Roscoe "Fatty" Arbuckle sotto lo pseudonimo "William Goodrich".

Louise Brooks dichiarò bancarotta nel 1932[10] e fu costretta a ballare nei night club per guadagnarsi da vivere. Tentò un ritorno sullo schermo nel 1936, facendo una piccola parte nel film western Empty Saddles. In seguito apparve in altri due film, tra i quali Overland Stage Raiders (1938) con John Wayne, un western di serie B.[11] Abbandonata la carriera cinematografica, Louise, dopo uno sfortunato tentativo di aprire uno studio di danza, lavorò brevemente come attrice radiofonica e scrittrice di gossip, per poi passare a lavorare come commessa in un negozio sulla Fifth Avenue a New York City.

La riscoperta tardiva

«Non c'è nessuna Garbo! Nessuna Dietrich! C'è solo Louise Brooks!»
Henri Langlois, 1953[12]

Negli anni cinquanta, la critica francese iniziò a riscoprire i suoi film, proclamandola attrice in grado di superare persino icone cinematografiche del calibro di Marlene Dietrich e Greta Garbo. Questa tendenza portò alla progressiva rivalutazione della carriera di Louise Brooks con proiezioni dei suoi film nei festival cinematografici europei, e alla completa riabilitazione in patria dove divenne una delle più celebri attrici del muto.

In questo periodo, James Card, curatore cinematografico della George Eastman House, scoprì che la Brooks viveva da reclusa a New York City, e la convinse a scrivere circa le sue esperienze passate. Con il suo aiuto, Louise divenne una stimata critica cinematografica. Una raccolta dei suoi scritti, intitolata Lulu in Hollywood, venne pubblicata nel 1982.

Vita privata

Matrimoni e relazioni

Nell'estate del 1926, Louise Brooks sposò Eddie Sutherland, il regista del film che ella aveva girato con W.C. Fields, ma già nel 1927 si era "innamorata terribilmente"[13] di George Preston Marshall, proprietario di una catena di lavanderie e futuro presidente dei Washington Redskins.[14] Divorziò quindi da Sutherland nel giugno del 1928.[15]

Nel 1933, si risposò in seconde nozze con il milionario di Chicago Deering Davis, ma lo abbandonò bruscamente dopo soli cinque mesi di matrimonio, "senza nemmeno dirgli addio".[16] La coppia divorziò ufficialmente nel 1938.

Nonostante i due matrimoni falliti alle spalle, la Brooks non ebbe mai figli. Tra i suoi numerosi amanti figurò anche un giovane William S. Paley, fondatore della CBS.

Sessualità

Per sua stessa ammissione, Louise Brooks era una donna "sessualmente libera", vogliosa di sperimentare, senza remore nel posare senza veli per foto di nudo artistico,[17] e le sue tante relazioni sentimentali con svariate personalità del mondo del cinema furono leggendarie all'epoca, anche se molte di esse furono probabilmente esagerate.

La Brooks si divertiva ad incoraggiare le speculazioni circa il suo ambiguo orientamento sessuale, coltivando amicizie con lesbiche dichiarate e donne bisessuali, incluse Pepi Lederer e Peggy Fears. Ammise di aver avuto qualche rapporto omosessuale, inclusa una notte di sesso con Greta Garbo.[18][19] A posteriori descrisse la Garbo come "mascolina, ma affascinante e tenera".[20][21] Nonostante ciò, la Brooks si considerò sempre una donna eterosessuale.[22]

Morte

L'8 agosto 1985, all'età di 78 anni, Louise Brooks fu rinvenuta cadavere nel suo appartamento, vittima di un infarto[23] dopo aver sofferto per molti anni di artrite ed enfisema polmonare. Venne sepolta nell'Holy Sepulchre Cemetery di Rochester (New York).

Fonte di ispirazione

Filmografia parziale

Film o documentari dove appare Louise Brooks

Altri progetti

Note

  1. ^ Paris, Barry. Louise Brooks. New York: Knopf, 1989, pag. 53, ISBN 978-0-394-55923-0.
  2. ^ Tynan, Kenneth. The Girl in the Black Helmet. Ristampa del 1979 The New Yorker article.
  3. ^ Paris, Barry. Louise Brooks. New York: Knopf, 1989, pag. 548, ISBN 978-0-394-55923-0.
  4. ^ Paris, p. 214
  5. ^ Paris, pp. 126–28
  6. ^ Paris, p. 311
  7. ^ Contenuti extra del DVD Pandora's Box, The Criterion Collection, New York, id=CC1656D, 2006
  8. ^ Paris, p. 358
  9. ^ Paris, p. 359
  10. ^ Waterloo Daily Courrant (12 febbraio 1932)
  11. ^ Shipman, David The Great Movie Stars: The Golden Years. Hamlyn 1970, ISBN 0-600-33817-7. pp.81-83
  12. ^ Richard Corliss, Lulu-Louise at 100, in Time, 14 novembre 2006. URL consultato il 2 settembre 2009.
  13. ^ Leacock, Richard. A Conversation with Louise Brooks. Rochester, New York. 1973.
  14. ^ Paris, pag. 199
  15. ^ Paris, pag. 215, 246
  16. ^ Paris, pag. 364
  17. ^ Paris, Barry. Louise Brooks: A Biography. University of Minnesota Press, 2000. ISBN 978-0-8166-3781-2.
  18. ^ Brooks, Louise, Roland Jaccard, and Gideon Y. Schein. Louise Brooks: Portrait of an Anti-star. Phébus, 1977. ISBN 978-2-85940-502-1,.
  19. ^ Weiss, Andrea. Vampires & Violets: Lesbians in the Cinema. J. Cape, 1992. ISBN 978-0-224-03575-0.
  20. ^ Wayne, Jane Ellen. The Golden Girls of MGM. Carroll & Graf Publishers, 2003. ISBN 978-0-7867-1303-5. p.89.
  21. ^ McLellan, Diana. The Girls: Sappho Goes to Hollywood. Macmillan, 2001. ISBN 978-0-312-28320-9 p. 81.
  22. ^ Paris, Barry – Louise Brooks, Hamish Hamilton Ltd 1990, pag. 394–395, ISBN 978-0-7493-0590-1
  23. ^ Herbert Mitgang, Louise Brooks, Proud Star of Silent Screen, Dead at 78, in New York Times, 10 agosto 1985. URL consultato il 14 novembre 2011.

Collegamenti esterni

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